Poesie

 

 

 

2003 – da “Il canto della bellezza”, prefazione di Fabio Tutrone

 

2001 – da “Ad una compagna comunista”, introduzione di Alda Merini

 

2000 - da “Il tempo della bellezza”, introduzione di Massimo Cacciari

 

1999 - da “Sentimenti”, prefazione di Stefano Giovanardi

 

~

 

Sogno, alla madre

 

Mi stupisce, ora,

il conforto

del tuo perenne mattino:

sconosci il tramonto.

M’incanta

L’indicibile bellezza

Del tuo essere, oggi.

 

Speranza del mio futuro,

figlia e specchio della luce,

attendo, sereno,

di ancorarmi,

- quando sarà -,

alla rada

della tua felice sovranità spirituale.

sopra

~

 

Sogno, a Chiara

 

Il più incantevole dei sogni

mi accoglierà

nel tuo sonno.

Non dimenticarmi.

 

Entro nei tuoi occhi dormienti.

In una rada celata

avvolta da coltre lunare.

La bellezza dei tuoi pensieri.

sopra

~

 

Canzone spirituale

 

Sembrava

d’averti persa

nella memoria.

T’ho ritrovata

al brunir del tramonto toscano.

Stupefacente improvviso passaggio.

Inesprimibile sentimento dello spirito.

 

Canto, ora, Bernardina,

la canzone allora dentro carezzata,

trattenuta

in lungo consapevole silenzio,

nell’àlgida morsa

del fluire del tempo.

 

Approdo

Dopo accidentato percorso,

al tuo sentire.

Alla stessa innocenza emotiva

Della nostra giovinezza.

All’intentato presente.

 

Attingo, ora,

trepidante,

all’acqua sorgiva.

Alla fonte generosa

di originarie virtù

sopra

~

 

Un nuovo giorno

 

Irresistibile

Emerge l’aurora.

Spoglia. Superba.

 

Perenne messaggera,

propone

gli eventi del giorno.

La bellezza futura.

Il travaglio dell’esistere.

 

Brillano i tuoi occhi

Nel nitido orizzonte,

offrendo

al mio sguardo

dorate distese di grano,

ondeggianti alla brezza.

sopra

~

 

Mia madre

Ma mère

 

 

Nobile donna

rinasce il ricordo

vivi nel sogno

Noble femme

Le souvenir renaît

Vives en mon rêve

sopra

~

 

Mia figlia

Ma fille

 

 

Schiudi la bocca

qual rosso melograno

al primo sole

Entrouve les levres,

en un sourire,

quel rouge granadier

au premier soleil

 

 

 

sopra

~

Canto per la morte di una combattente cecena

 

Pallido il volto,

esangue

quale bianca pietra

di fiume ceceno.

Immota. Piegata.

L’ultimo respiro vitale.

Aneli a cingere al petto

il tuo uomo,

morto in trincea.

L’amato consorte

ha preceduto la tua corsa fatale.

Tutto è ormai finito:

tendi

al definitivo approdo,

al tenero legame,

alla gratificante consolazione,

al podio della gloria.

 

Ormai spenta,

il capo reclino

sulla nera veste,

nobile donna di Cecenia,

travolta da venefica pozione.

 

Or piango

la tua tragica fine.

La tua passione per una terra ferita:

le dissolte radici,

l’identità violata.

Piango la tua fede,

il tuo dignitoso fermo coraggio,

onorata combattente.

 

Piango

l’ardua bellezza della tua scelta.

Non ti dimenticheremo,

cara patriota.

Per sempre

terremo l’emozione,

e il ricordo della tua storia.

La sofferta resistenza del popolo di Cecenia.

Il destino

di fede e di morte.

Il tuo messaggio di libertà.

 

 

Poesia composta in occasione della strage del teatro Dubrovka a Mosca. 26 Ottobre 2002

sopra

~

 

Concerto per la pace

 

Delicati,

e poi intensi, maestosi

i suoni delle trombe, dei piatti,

dei tamburelli, del liuto, del timpano.

Soavi, quelli dei violini:

la musicalità, quasi lamento,

cui segue crescente l’attacco festoso.

 

L’orchestra araba,

- a fronte dell’altare maggiore

della Cattedrale -,

diffondeva armonie di pace, libertà, amore.

Vibranti, ispirate le voci modulate

delle cantanti, una ebraica, l’altra palestinese.

L’assemblea ecclesiale di Catania,

emozionata e partecipe

ai messaggi di liberazione

e giustizia

preposti al solenne concerto.

Magica notte della Natività!

prodigiosa comunione

di elevati reciproci pensieri!

 

La notte della nascita

del figlio dell’Uomo,

la notte dei canti

per la pace,

per la tolleranza e l’accoglienza.

La notte dei nobili sentimenti:

quelli che vedono la luce

nell’ora della tragedia,

nell’ora della tempesta.

Quei sentimenti

che ritrovano, nel dolore,

i fiori sempre profumati

delle umili virtù

delle forti verità.

 

 

Notte di Natale 2002, Cattedrale di Catania.

“Concerto per la pace” dell’”Orchestra sinfonica di Nazareth”.

sopra

~

 

Inno alla speranza

 

Dal buio labirinto

flebili sussurri.

 

Dal cono d’ombra,

provvida guida,

emerge la speranza,

che avanza

incontro a fioca luce.

 

Da tenui risonanze

cresce

l’armonia dei suoni.

Dalle tenebre,

uno squarcio luminoso

irrompe repentino.

Appassionata, ora,

intensa, esplode,

s’effonde sovrana

la sinfonia di Beethoven,

la bellezza musicale

del maestoso, festoso trionfo

delle note,

nel vivo brillìo della luce.

 

Fidente, ascende,

nell’esteso bagliore,

il canto solenne della speranza,

l’inno sonoro alla gioia.

L’ode universale

alla pace, alla libertà.

sopra

 

 

 

 

~

 

Donazione

 

Risale

il secchio dorato

colmo di bontà.

Semplice,

offri parole accoglienti

al viandante

che s’affaccia

all’uscio

della generosa lucente dimora.

 

Gli occhi ridenti

carezzano

piccoli grandi eventi.

Forte e operosa procedi.

Rasserenanti pensieri.

Integra donazione.

Qual fiorente arbusto,

dal legno duro

e, a un tempo, delicato:

attenta testimone

del nostro tempo.

 

Torna il germoglio

di primavera che s’avanza.

Sei, qui,

nulla chiedendo:

dalle pene attendi

e i dolci frutti e i fiori dischiusi

nel cuore ricettivo.

 

Pur nell’affanno

dell’età matura,

ti muove

giovane sentire.

Goccia su goccia,

riverberi attorno

gradevole fresca

rugiada d’amore.

sopra

~

 

Nuovo mattino

Metrica ”Haiku”

Nuovo mattino

ci accoglie ospitale

amorevole

 

Stagione nuova

maestosa incede

al nuovo amore

 

Amica soave

sconosciamo la trama

quale tracciato?

 

Tienimi a te

cautamente sognando

un nuovo sole

sopra

~

 

Nuova stagione

Metrica ”Haiku”

Spoglio virtuoso

aperto pensiero

in te dimora

 

Tenace dischiudi

fedelmente germogli

di primavera

 

Nuova stagione

espande rinascendo

fior di speranza

 

Splenda la luce

dagli occhi celesti

mite sorriso

sopra

~

 

Novazione

 

Spoglia, disadorna

m’apparisti

nel breve incontro crepuscolare

di mezza primavera.

Vitale, viva,

nel tempo presente.

Parole, dicevi, generose,

gli occhi ridenti.

L’eloquio attivo, fecondo.

Il tocco dei bicchieri,

l’augurio di felicità,

adagiata fra noi

la piccola rossa,

l’effluvio odoroso

nel cuore ricettivo.

 

Al cospetto

della tua giovinezza

immoto

mi presento a te,

col bagaglio

di lungo accidentato percorso.

Volevo dirti di me

nel breve incantevole fluire

del nostro confronto.

Estranea la realtà circostante.

Misurate, prudenti parole,

innocente il lampo

delle luci degli occhi

nel mobile viso.

Adornato

da chioma fiammeggiante

alle luci del lungo tramonto.

 

Giovane donna comunista,

sei il Partito,

sei la mia rivoluzione,

la speranza

di un tempo intentato.

Sei un mio audace,

tenero pensiero.

Non oso proferire parola

alla tua integra,

genuina esistenza.

 

Vorrei dirti di me,

se vorrai.

Vorrei porgere,

nel cavo delle tue mani nude,

i germogli

rifiorenti di nuove stagioni,

la recuperata speranza

che affiora timorosa,

generata dal passato percorso

di dolore.

Volendo dirti di me,

mi congedai

quella sera,

imprimendo

sul dorso

della tua giovane mano

bacio riconoscente

di trepida attesa.

Il temerario affidamento

per un nuovo tempo,

senza tempo,

per un audace

incantato pensiero.

sopra

~

 

Nuova resistenza

 

Il flauto

scandisce l’armonia

musicale.

Accompagna i sonetti di Shakespeare.

In te raccolto

improvviso m’appare

il tuo albionico volto.

Il dolce sorriso.

La luce dei tuoi occhi

indugia sui miei

nel sogno celati.

Mi par udire il suono

del tuo eloquio soave.

 

Ti rivedrò domani,

amabile compagna.

M’accoglierai

fra gli amici

del sabato sera.

Le adulte mani porgerò a te,

perché le stringa fra le tue.

 

Sogno emergente

di questa tarda primavera siciliana,

avrò tanto da proferire:

le nostre volgenti battaglie,

quelle contro la nuova signoria,

contro l’impostura e l’inganno,

il declino culturale.

 

Ma avrò, anche, tanto da confidarti

dei miei intimi pensieri.

Sei nella cella del mio cuore,

schietta compagna.

 

Mia soccorritrice.

Sei la speranza

del mio tempo,

di un amorevole percorso,

di un’alba nascente

dal ciarpame

degli eventi presenti.

 

Il calo mio sangue

accogli nei pensieri.

Concedimi

di rapire il tuo cuore

con la parola,

che, impetuosa,

sgorga dal mio canto.

Dai versi.

Perché tu sopravviva,

al mio declino,

cara compagna.

Ultima fiaccola

della notte solitaria

rischiara

i miei passi futuri.

Accoglimi,

generosa,

fra le braccia

perché possa giungere

a cime inesplorate.

 

Consentimi

di celebrare

la nostra alleanza,

un progetto comune.

Un concorde fluire:

romantico,

e pur volto

a un nuovo progetto sociale.

Qual temeraria speranza!

quale ardita proposta!

Attendo, impaziente,

tuoi sommersi messaggi,

tuoi nobili

generosi segnali.

 

Mi acquieto in te,

cara ispiratrice,

con le note musicali seicentesche

e i dolci versi:

m’abbandono

nella luce dei tuoi occhi.

 

“Shakespeare  Sonnets” – Musica e poesia – Real Albergo dei poveri – Palermo – 15 Giugno 2001

sopra

~

 

I giardini di Marte

 

Terra, terra!

Il grido della ciurma.

L’anelato vittorioso approdo

della caravella di Colombo

nell’inesplorata regione oltre Oceano.

Cinque secoli appena.

Acqua, acqua!

L’austero pianeta

non più inaccessibile,

misterioso.

 

Acqua su Marte,

nostro fratello pianeta.

 

Sul dente più alto

della vetta rocciosa

pianteremo,

quando sarà,

un frassino.

Albero del mondo.

Arbusto di nuove fioriture.

Spanderà i suoi rami

Su dirupi scoscesi.

sopra

~

 

Tempo presente

 

<<Come la mela dolce rosseggia al sommo del ramo, alta sul più altro e la dimenticarono i coglitori: no, non la dimenticarono, ma non riuscirono a raggiungerla>>

(Saffo)

Il tuo silenzio

accompagna questi ultimi giorni

dell’anno.

Il silenzio fidente

dell'amorevole attesa,

del dolce pensiero d’amore.

Il silenzio che raccoglie

i miei pensieri.

Perla preziosa della mia vita,

son presente in te,

con te,

nel fluttuante corso

delle vicende e dei fatti quotidiani.

Un’incantevole condizione di cuore e di mente.

 

Vivi felice,

con sicurezza e fiducia,

il tempo presente, consapevole, tu,

della grande scelta,

della difficile prova.

 

Condizionati

i richiami sensitivi del mio corpo,

- per volontaria

scelta d’amore -,

rinasco uomo nuovo,

che si abbandona

fra le tue braccia,

al tuo destino.

Son rifugio in te,

lampada a te stessa,

in questa

novazione-donazione

che rende immortale

il nostro amore.

Con limpido cuore,

puro di mente,

vivo la verità,

l’ebbra realtà,

nella dimora segreta

della tua vita.

 

Delizioso corallo

dei mari di Sicilia,

mi tengo stretto a te,

in questo nostro infinito viaggio.

 

Rapidamente

il destino ha messo in movimento

tutte le cose,

scompigliando e ricomponendo

il mosaico della nostra vita.

Ha messo in movimento

i nostri sentimenti

in un tempo presente,

reale, assai reale,

che viviamo

come sogno.

Ma sogno non è.

 

Il tuo silenzio

accompagna

la brezza favorevole

che gonfia le vele

del nostro felice viaggio,

e che spinge

il battello

verso una rotta

che tu tracci e conduci

con amorevole guida.

Rimuovendo e schivando

I casuali accidenti

dell’esaltante percorso,

le mutevoli ondate

che si abbattono

e si ritraggono,

nel moto marino.

 

Immutabile guida,

sapiens nauta, seguo, assieme a te,

il rapido corso

nel magico viaggio.

sopra

~

 

Storia romantica

 

<<Come la luce vive

d'innocenza

il mondo vive dei

tuoi occhi pure

e va tutto il mio sangue

nei tuoi sguardi>>

(Paul èluard)

Cento e cento germogli

sbocciano

sui tralci

dell’albero in fiore.

Oh, incantevole condizione

dei nostri spiriti!

Mi corrispondi compiutamente,

ora,

aderendo, genuina,

pienamente,

ai miei pensieri,

alle vigorose pulsioni

del mio sentimento.

Per spinta naturale,

quali speciali molecole

in confluente

e travolgente attrazione,

siamo assieme,

Flora,

in  un tenerissimo abbraccio.

Felice combinazione

dello spirito e dei corpi.

Prodigiosa fioritura

Di una straordinaria stagione.

L’adulto arbusto

ricettivo

di un giovanissimo innesto.

Quante stagioni,

quante fioriture

nel nostro viaggio?

Flora,

se potessi arrestare

il tempo!

il mio!

E il fluire

degli anni venturi!

Grazie,

munifica, intelligente fanciulla,

per la misurata

e a un tempo veemente risposta

d’amore.

Grazie

Per la fortissima intesa

che ci lega.

Indissolubile.

 

Corrispondo al tuo affidamento,

con salda coscienza,

raccolto

sulla nostra storia

d’amore.

Costruita,

ora dopo ora,

giorno dopo giorno.

In felice armonia.

 

9 novembre 1996

sopra

~

 

Afeef Jnifen

 

Le braccia issate

batti le mani

all’incedere lento e maestoso

delle modelle tunisine.

Diafane, o ambrate.

Misteriose,

nei velati abiti ricamati,

fluenti sino alle caviglie.

I fregi dorati dei drappeggi.

Le creazioni arabo-libanesi

di Elie Saab.

 

I ritmi musicali arabi

accompagnano,

con vibranti intense modulazioni,

i sinuosi movimenti delle donne

altere e sensuali.

Ridondante il lamento

dei flauti,

imperiosa la sonorità

dei tamburi e degli ottoni.

 

Scintillano, festosi,

i tuoi occhi scuri, Afeef.

Il tuo aperto, schietto sorriso.

Scandisci con le mani

in alto

il passo delle donne in défilé,

i tempi musicali.

 

Semplice e disponibile

accogli ora

l’ingresso di Georgianna,

eretta come alto giunco.

Bella fra le belle.

Come te,

splendida

principessa berbera.

 

Afeef,

loro amica e compagna,

or sei qui con loro.

Guardi e sei guardata.

 

Caldo sole del Mediterraneo,

gemma dei giardini di Tunisi,

or germogli, Afeef,

qual giglio profumato

che fiorisce in terra latina.

 

Roma, 15 Luglio 1998, Hotel Plaza.

In occasione del défilé dello stilista libanese Elie Saab.

sopra

~

 

La zolla che attende

 

Un velo di stanchezza

segna il tuo volto

sorridente,

un’ombra esitante traspare

negli occhi dorati.

 

Ti ho cercata.

Leggiadra mi appari, ora,

eretta e prestante,

il passo sicuro.

 

Lo sguardo suadente,

segui, attenta,

il mio eloquio;

mi porgi, fidente,

una stilla

del tuo giovane cuore.

Ti sento vicina.

Rassicurante.

 

Inatteso il nostro incontro,

pur nel magma

del tuo recente impegno politico.

 

Matura il sentimento,

qual filo d’erba

che, teneramente, si affaccia

dalle insperate fessure

dei rupi montani.

Esile e forte.

 

Or sei qui con me.

Semplice e schietta,

mi scruti e t’offri,

prudente.

Forse fiorisce

Il tuo pensiero

Alla mia intrepida offerta.

 

Oh, caldo tramonto di giugno,

cara donna si Sicilia,

attendo, domani,

l’alba innocente di una nuova stagione.

Forse si rinnova

Il tardo germoglio

di una rosa vermiglia

nella zolla che attente

 

3 giugno 1998

sopra